IL CAPOLAVORO DI GIANCARLO MICHELI
post di Radio Poderosa a cura di Cesare Manachino
Paris Prassède fa la rivoluzione e noi con lui
IL NUOVO ROMANZO DI GIANCARLO MICHELI “IL CAPOLAVORO DI PRASSEDE” CI PORTA A PIETROGRADO IN PIENA RIVOLUZIONE SOVIETICA

Il Capolavoro di Prassède è la macchina del tempo
Pàris Prassède e Victorine Gorget dalla prigionia in Nuova Caledonia, passando per la Comune di Parigi, come narrato nel ponderoso antefatto Pàris Prassède pubblicato da Giancarlo Micheli nel 2023, giungono infine a Pietrogrado in piena temperie rivoluzionaria. Prassède: la prassi, la materialità della vita, la concretezza dei sentimenti, aspirazioni, insopportabilità della guerra, dell’ingiustizia, oppressione, sfruttamento. E allora è rivolta, diserzione, rivoluzione. E’ sollevazione di sfruttate e sfruttati che assorbe anche intellettuali che conoscono i meandri del potere, che decidono di contribuire a indirizzare il tumulto della storia dalla parte di coloro che l’hanno sempre e solo subìto.
Così anche noi ci troviamo con Pàris e Victorine a Pietrogrado, sentiamo l’alito freddo della Neva, il rumore di passi concitati, l’urlo della folla, le voci che salgono dalla strada o che echeggiano dalle stanze del potere; la voce di Trockij, Ciolkovskij, Stalin, Kamenev, Kerenskij, Aleksandra Kollontaj, Anatolij Lunacarskij, Vladimir Majakovskij, Gorkij, i Romanov, Grigorij Zinov’ev e ovviamente Vladimir Ilic Uljanov: Lenin.
La storia. Ma non è mica finita, questa storia.
Il volume cartaceo racchiude al suo interno il QR Code per l’ascolto dell’audiolibro a più voci, il quale è stato pensato e realizzato come un lavoro collettivo, un esperimento dell’arte necessaria per cambiare la vita e trasformare il mondo.
Ascolta il trailer:
Il libro e la critica
Il volume, di recente pubblicazione, costituisce il secondo capitolo del ciclo narrativo inaugurato con Pâris Prassède (2023), di cui è stato scritto:
«E, di fatto, l’innovazione insiste in quella che potremmo definire come scrittura rivoluzionaria per il fatto di sovvertire il qualunquismo retorico e restituire dignità alla prontezza che la lingua italiana riserva, fervida e compatta.»
— Carmen De Stasio
«Nel lavoro di Micheli traspare un certo scetticismo […] sulla utilizzabilità delle teorie e delle analisi della tradizione marxista. E tuttavia sembra sopravvivere il nocciolo duro di quelle dottrine, che trae alimento dalla condizione ontologica dei viventi: la voglia e la capacità di fare fronte insieme e di reagire, costi ciò che costi, alle offese ricevute.»
— Luciano Albanese
«Uno stile, quello di Micheli, degno di essere riconosciuto e valorizzato, in particolare per le venature ironiche tese a uno straniamento che consenta al lettore di revocare in dubbio le versioni ufficiali della Storia…»
— Francesco Macciò«Il vortice rutilante della trama riproduce una forma a spirale, resa densa da uno stile di scrittura interessantissimo dal punto di vista del lessico e della sintassi.»