NOI ESISTIAMO

Istanbul Pride 2022

Costruire ponti di solidarietà fra coloro che lottano ogni giorno in Turchia contro la diffusa omotransfobia e il patriarcato.

di Murat Cinar (dal sito Cittàfutura)

Il 26 di giugno a Istanbul si terrà per la ventesima volta la parata del Pride. Tuttavia come accaduto in questi ultimi anni ci sono già numerosi problemi e ostacoli per realizzarlo.dal sito

Nel 2002 per la prima volta circa 30 persone hanno deciso di scendere in piazza, nella città più grande della Turchia, e manifestare rivendicando i loro diritti non riconosciuti e acquisire più visibilità contro l’omotransfobia. Il luogo storico del Pride è sempre Taksim, il quartiere cuore della città e anche il palco di numerose importanti manifestazioni svolte in passato.

Tuttavia dal 2015 il Pride è vietato. E’ proprio così, non si può fare. La prefettura qualche giorno prima oppure un giorno prima della parata emette un comunicato che parla della sicurezza della città, dell’eventuale infiltrazione dei provocatori e della morale e a volte anche della difesa della famiglia. Insomma una posizione omotransfobica istituzionale netta e chiara. Le persone comunque provano a scendere in piazza, ogni anno in diversi modi, e si scontrano con la polizia in divisa oppure in borghese. Le forze del disordine agiscono con i manganelli, i lacrimogeni, gli idranti, i calci e pugni e infine parecchie persone finiscono nel commissariato. Le detenzioni provvisorie a volte durano 2-3 giorni, a volte 1 settimana, a volte le persone in detenzione subiscono minacce, insulti omotransfobici e anche violenza fisica. Quindi il comitato organizzativo della parata, appena passato lo shock avvia sempre delle campagne di informazione e sensibilizzazione per la libertà delle persone trattenute. Insomma più che una giornata, quella data diventa una settimana di vera lotta.

Hasan, fa parte del comitato che si impegna per organizzare la marcia del Pride 2022.

“Abbiamo due comitati in totale, uno si occupa della marcia e l’altro degli eventi che si inseriscono nella settimana del Pride. Quest’anno per la prima volta la prefettura ha deciso di vietare anche gli eventi. Si sarebbero svolti nei municipi di Beyoglu e Kadikoy a Istanbul ma i vice-governatori di questi municipi hanno deciso di emettere un divieto con la durata di 1 settimana. Una decisione emessa mezz’ora prima del nostro primo evento e vieta qualsiasi manifestazione politica e culturale. Quindi abbiamo dovuto farli segretamente, senza avvisare nessuna persona oppure totalmente online. In certi casi devo dire che in diretta c’erano più partecipanti rispetto la capienza della sala ma questo non vuol dire che dovremmo esserne felici. Il nostro diritto è stato negato”.

Quest’anno i divieti e l’intervento della polizia hanno avuto inizio anche prima della parata. Alcune persone hanno deciso di fare un flash mob nel quartiere di Yeldegirmeni nella municipalità di Kadikoy sempre a Istanbul. “Una sorta di manifestazione clandestina, eravamo in 40 o al massimo 50. Non avevamo annunciato nulla pubblicamente. Nonostante ciò, quando eravamo sul posto c’erano già centinaia di poliziotti e appena abbiamo aperto la bocca per leggere il comunicato stampa la polizia ha iniziato a arrestarci. 11 persone sono state prese in detenzione provvisoria”.

Dal 2015 ad oggi in Turchia la posizione omotransfobica dell’istituzione è stata sempre in crescita. L’esempio forse più eclatante e recente è ciò che hanno dovuto subire le studentesse e gli studenti dell’Università di Bogaziçi a Istanbul, nel 2020 e 2021. Due tentativi di Pride dentro il campus sono stati soffocati dai lacrimogeni e dalla violenza fisica della polizia. I circoli universitari di cultura lgbtq sono stati chiusi e le mostre artistiche sono state distrutte. Tutto ciò ha anche causato la detenzione provvisoria di diverse persone e fino all’arresto di 2 studenti per un lungo periodo. Successivamente, contro alcune persone sono state avviate le procedure di processo legale e tra le accuse rivolte alle persone imputate c’era quella di “appartenere alle organizzazioni lgbtq”. In aula le domande dei giudici hanno stampato dei sorrisi tristi sulla faccia di chi era presente: “da quanto tempo sei lgbtq?” oppure “da quanto tempo fa parte di questo gruppo?”.

Ormai è evidente che il movimento per la rivendicazione dei diritti delle persone lgbtqi+ sia stato sistematicamente criminalizzato per mano della magistratura non indipendente, della polizia e del governo centrale. Infatti l’ultima dichiarazione del Ministro degli Interni, Suleyman Soylu, (chiamato anche come il Ministro degli Affari Criminali) ci fa capire che la direzione politica assunta da questo governo è quella di Meloni, Bolsonaro, Putin e Orban. Si trovava nella città di Antep, il 18 di giugno quando ha preso il microfono in mano il Ministro Soylu per pronunciare queste parole: “Gli USA e l’Europa hanno deciso che noi tutti dobbiamo diventare lgbt. Se lo vogliono così tanto inizino con i loro parenti”. Per chi ha avuto il piacere di seguire le dichiarazioni dei personaggi che ho elencato sopra queste parole non sono né straordinarie né nuove.

“Quest’anno riceviamo nuove minacce. Un gruppo sostanzioso di fondamentalisti religiosi si organizzano su internet e avviano delle campagne di odio e minaccia nei nostri confronti. Poche settimane fa per esempio, in un evento organizzato dentro uno dei campus dell’Università di Istanbul, un gruppo simile ha fatto irruzione e ha malmenato alcune persone. Purtroppo la polizia non ha arrestato gli aggressori ma ha preso in detenzione provvisoria le vittime di quella aggressione”.

Hasan sottolinea che tutto questo ha diversi obiettivi ma uno di questi è quello di impedire la loro visibilità. La violenza della polizia contro le persone lgbtqi+ è molto frequente e spesso volentieri anche gli aggressori in borghese vengono tollerati. Infatti per il 26 di giugno si teme un caso analogo.

“Un gruppo fondamentalista religioso che si chiama 1453 (la data della conquista di Istanbul da parte degli Ottomani) ha deciso di fare una manifestazione proprio il 26 di giugno davanti alla Moschea di Taksim. Mentre nei nostri confronti la polizia ha avviato le procedure di violenza e la prefettura ha attivato un capillare divieto contro di loro finora non c’è nessuna comunicazione oppure decisione. Sono sicuro che quella manifestazione prende noi di mira. Infatti alcuni componenti conosciuti di quel gruppo ha già avviato una campagna di linciaggio contro di noi sui social media e poco dopo le prefetture hanno deciso di vietare per la prima volta l’intera settimana del Pride”.

Secondo Hasan tra coloro che prendono posizioni omotransfobiche nei confronti del Pride ci sono anche alcuni partiti di sinistra. “Ogni anno consegniamo dei premi simbolici alle migliori dichiarazioni omotransfobiche ma anche alle persone che assumono delle posizioni di questo tipo, si chiamano “I pomodori ogm”. La società civile ci manda delle segnalazioni, noi le mettiamo al voto e così nel primo giro vengono annunciate le persone candidate e poi si va al volto per consegnare il premio. Quest’anno tra le organizzazioni candidate c’erano due partiti socialisti ESP e SODAP, soprattutto per via di alcuni casi di violenza femminile che ci sono stati dentro queste organizzazioni. Una volta nominati i loro nomi abbiamo ricevuto delle lettere pubbliche di minacce e insulti omotransfobici. Quindi oggi ci troviamo con l’obbligo di difenderci dallo Stato, dai gruppi fondamentalisti religiosi e da alcuni partiti di sinistra”.

E’ un lavoro duro e pericoloso ciò che fa il comitato che organizza la parata Pride di Istanbul. Secondo un report pubblicato nel 2020 dall’Ilga (Associazione internazionale di lesbiche, gay, bisessuali, trans e intersessuali), la Turchia sarebbe in seconda posizione nella lista dei paesi europei e mediorientali dove la vita per le persone lgbtqi+ è molto difficile. In Turchia i crimini d’odio costituiscono un numero alto, infatti dal 2008 fino al 2020 sono state assassinate almeno 54 persone trans.

Quest’anno i divieti si sono diffusi anche verso le altre città della Turchia: Antep, Canakkale e Datça hanno dovuto rinunciare alle parate oppure anche a una singola proiezione di un film.

Hasa parla anche del mancato sostegno da parte dei partiti di sinistra: “I partiti d’opposizione sono diversi, tra di loro ci sono quelli che nei nostri confronti non prendono una posizione amichevole. Oltre a questi, ci sono dei partiti d’opposizione presenti nel Parlamento nazionale ma oltre a rilasciare qualche dichiarazione di solidarietà non avviano dei piani o programmi costruttivi per le persone lgbtqi+ presenti in questo Paese. Loro si impegnano per ottenere più voti e cercano di mantenere una certa distanza da noi. E’ il movimento femminista il nostro principale alleato. Ci insegnano come fare una serie di cose e con loro mettiamo in piedi la nostra lotta”.

Hasan dice che in un modo o nell’altro faranno anche quest’anno il Pride di Istanbul, ogni giorno studiano ogni singolo dettaglio. Dalle strade da usare nel momento di fuga fino a studiare le mosse della polizia, sono questi i problemi di cui purtroppo devono occuparsi le persone che organizzano in questi giorni il Pride 2022 di Istanbul. Una manifestazione che, in teoria, dovrebbe dare più visibilità alle persone lgbtqi+ e creare una giornata di libertà per chiunque. Infatti Hasan riassume molto bene la situazione con queste parole: “Noi, in Turchia, costituiamo, oggi, quella parte più facilmente attaccabile della società. Ricordiamoci che una volta che lo Stato sarà riuscito a reprimere noi al cento per cento, passerà alle altre parti della società”.

Dunque è assolutamente importante costruire ponti di solidarietà fra coloro che lottano ogni giorno in Turchia contro la diffusa omotransfobia e il patriarcato.

Il 26 di giugno a Istanbul si terrà per la ventesima volta la parata del Pride. Tuttavia come accaduto in questi ultimi anni ci sono già numerosi problemi e ostacoli per realizzarlo.

Nel 2002 per la prima volta circa 30 persone hanno deciso di scendere in piazza, nella città più grande della Turchia, e manifestare rivendicando i loro diritti non riconosciuti e acquisire più visibilità contro l’omotransfobia. Il luogo storico del Pride è sempre Taksim, il quartiere cuore della città e anche il palco di numerose importanti manifestazioni svolte in passato.

Tuttavia dal 2015 il Pride è vietato. E’ proprio così, non si può fare. La prefettura qualche giorno prima oppure un giorno prima della parata emette un comunicato che parla della sicurezza della città, dell’eventuale infiltrazione dei provocatori e della morale e a volte anche della difesa della famiglia. Insomma una posizione omotransfobica istituzionale netta e chiara. Le persone comunque provano a scendere in piazza, ogni anno in diversi modi, e si scontrano con la polizia in divisa oppure in borghese. Le forze del disordine agiscono con i manganelli, i lacrimogeni, gli idranti, i calci e pugni e infine parecchie persone finiscono nel commissariato. Le detenzioni provvisorie a volte durano 2-3 giorni, a volte 1 settimana, a volte le persone in detenzione subiscono minacce, insulti omotransfobici e anche violenza fisica. Quindi il comitato organizzativo della parata, appena passato lo shock avvia sempre delle campagne di informazione e sensibilizzazione per la libertà delle persone trattenute. Insomma più che una giornata, quella data diventa una settimana di vera lotta.

Hasan, fa parte del comitato che si impegna per organizzare la marcia del Pride 2022.

“Abbiamo due comitati in totale, uno si occupa della marcia e l’altro degli eventi che si inseriscono nella settimana del Pride. Quest’anno per la prima volta la prefettura ha deciso di vietare anche gli eventi. Si sarebbero svolti nei municipi di Beyoglu e Kadikoy a Istanbul ma i vice-governatori di questi municipi hanno deciso di emettere un divieto con la durata di 1 settimana. Una decisione emessa mezz’ora prima del nostro primo evento e vieta qualsiasi manifestazione politica e culturale. Quindi abbiamo dovuto farli segretamente, senza avvisare nessuna persona oppure totalmente online. In certi casi devo dire che in diretta c’erano più partecipanti rispetto la capienza della sala ma questo non vuol dire che dovremmo esserne felici. Il nostro diritto è stato negato”.

Quest’anno i divieti e l’intervento della polizia hanno avuto inizio anche prima della parata. Alcune persone hanno deciso di fare un flash mob nel quartiere di Yeldegirmeni nella municipalità di Kadikoy sempre a Istanbul. “Una sorta di manifestazione clandestina, eravamo in 40 o al massimo 50. Non avevamo annunciato nulla pubblicamente. Nonostante ciò, quando eravamo sul posto c’erano già centinaia di poliziotti e appena abbiamo aperto la bocca per leggere il comunicato stampa la polizia ha iniziato a arrestarci. 11 persone sono state prese in detenzione provvisoria”.

Dal 2015 ad oggi in Turchia la posizione omotransfobica dell’istituzione è stata sempre in crescita. L’esempio forse più eclatante e recente è ciò che hanno dovuto subire le studentesse e gli studenti dell’Università di Bogaziçi a Istanbul, nel 2020 e 2021. Due tentativi di Pride dentro il campus sono stati soffocati dai lacrimogeni e dalla violenza fisica della polizia. I circoli universitari di cultura lgbtq sono stati chiusi e le mostre artistiche sono state distrutte. Tutto ciò ha anche causato la detenzione provvisoria di diverse persone e fino all’arresto di 2 studenti per un lungo periodo. Successivamente, contro alcune persone sono state avviate le procedure di processo legale e tra le accuse rivolte alle persone imputate c’era quella di “appartenere alle organizzazioni lgbtq”. In aula le domande dei giudici hanno stampato dei sorrisi tristi sulla faccia di chi era presente: “da quanto tempo sei lgbtq?” oppure “da quanto tempo fa parte di questo gruppo?”.

Ormai è evidente che il movimento per la rivendicazione dei diritti delle persone lgbtqi+ sia stato sistematicamente criminalizzato per mano della magistratura non indipendente, della polizia e del governo centrale. Infatti l’ultima dichiarazione del Ministro degli Interni, Suleyman Soylu, (chiamato anche come il Ministro degli Affari Criminali) ci fa capire che la direzione politica assunta da questo governo è quella di Meloni, Bolsonaro, Putin e Orban. Si trovava nella città di Antep, il 18 di giugno quando ha preso il microfono in mano il Ministro Soylu per pronunciare queste parole: “Gli USA e l’Europa hanno deciso che noi tutti dobbiamo diventare lgbt. Se lo vogliono così tanto inizino con i loro parenti”. Per chi ha avuto il piacere di seguire le dichiarazioni dei personaggi che ho elencato sopra queste parole non sono né straordinarie né nuove.

“Quest’anno riceviamo nuove minacce. Un gruppo sostanzioso di fondamentalisti religiosi si organizzano su internet e avviano delle campagne di odio e minaccia nei nostri confronti. Poche settimane fa per esempio, in un evento organizzato dentro uno dei campus dell’Università di Istanbul, un gruppo simile ha fatto irruzione e ha malmenato alcune persone. Purtroppo la polizia non ha arrestato gli aggressori ma ha preso in detenzione provvisoria le vittime di quella aggressione”.

Hasan sottolinea che tutto questo ha diversi obiettivi ma uno di questi è quello di impedire la loro visibilità. La violenza della polizia contro le persone lgbtqi+ è molto frequente e spesso volentieri anche gli aggressori in borghese vengono tollerati. Infatti per il 26 di giugno si teme un caso analogo.

“Un gruppo fondamentalista religioso che si chiama 1453 (la data della conquista di Istanbul da parte degli Ottomani) ha deciso di fare una manifestazione proprio il 26 di giugno davanti alla Moschea di Taksim. Mentre nei nostri confronti la polizia ha avviato le procedure di violenza e la prefettura ha attivato un capillare divieto contro di loro finora non c’è nessuna comunicazione oppure decisione. Sono sicuro che quella manifestazione prende noi di mira. Infatti alcuni componenti conosciuti di quel gruppo ha già avviato una campagna di linciaggio contro di noi sui social media e poco dopo le prefetture hanno deciso di vietare per la prima volta l’intera settimana del Pride”.

Secondo Hasan tra coloro che prendono posizioni omotransfobiche nei confronti del Pride ci sono anche alcuni partiti di sinistra. “Ogni anno consegniamo dei premi simbolici alle migliori dichiarazioni omotransfobiche ma anche alle persone che assumono delle posizioni di questo tipo, si chiamano “I pomodori ogm”. La società civile ci manda delle segnalazioni, noi le mettiamo al voto e così nel primo giro vengono annunciate le persone candidate e poi si va al volto per consegnare il premio. Quest’anno tra le organizzazioni candidate c’erano due partiti socialisti ESP e SODAP, soprattutto per via di alcuni casi di violenza femminile che ci sono stati dentro queste organizzazioni. Una volta nominati i loro nomi abbiamo ricevuto delle lettere pubbliche di minacce e insulti omotransfobici. Quindi oggi ci troviamo con l’obbligo di difenderci dallo Stato, dai gruppi fondamentalisti religiosi e da alcuni partiti di sinistra”.

E’ un lavoro duro e pericoloso ciò che fa il comitato che organizza la parata Pride di Istanbul. Secondo un report pubblicato nel 2020 dall’Ilga (Associazione internazionale di lesbiche, gay, bisessuali, trans e intersessuali), la Turchia sarebbe in seconda posizione nella lista dei paesi europei e mediorientali dove la vita per le persone lgbtqi+ è molto difficile. In Turchia i crimini d’odio costituiscono un numero alto, infatti dal 2008 fino al 2020 sono state assassinate almeno 54 persone trans.

Quest’anno i divieti si sono diffusi anche verso le altre città della Turchia: Antep, Canakkale e Datça hanno dovuto rinunciare alle parate oppure anche a una singola proiezione di un film.

Hasa parla anche del mancato sostegno da parte dei partiti di sinistra: “I partiti d’opposizione sono diversi, tra di loro ci sono quelli che nei nostri confronti non prendono una posizione amichevole. Oltre a questi, ci sono dei partiti d’opposizione presenti nel Parlamento nazionale ma oltre a rilasciare qualche dichiarazione di solidarietà non avviano dei piani o programmi costruttivi per le persone lgbtqi+ presenti in questo Paese. Loro si impegnano per ottenere più voti e cercano di mantenere una certa distanza da noi. E’ il movimento femminista il nostro principale alleato. Ci insegnano come fare una serie di cose e con loro mettiamo in piedi la nostra lotta”.

Hasan dice che in un modo o nell’altro faranno anche quest’anno il Pride di Istanbul, ogni giorno studiano ogni singolo dettaglio. Dalle strade da usare nel momento di fuga fino a studiare le mosse della polizia, sono questi i problemi di cui purtroppo devono occuparsi le persone che organizzano in questi giorni il Pride 2022 di Istanbul. Una manifestazione che, in teoria, dovrebbe dare più visibilità alle persone lgbtqi+ e creare una giornata di libertà per chiunque. Infatti Hasan riassume molto bene la situazione con queste parole: “Noi, in Turchia, costituiamo, oggi, quella parte più facilmente attaccabile della società. Ricordiamoci che una volta che lo Stato sarà riuscito a reprimere noi al cento per cento, passerà alle altre parti della società”.

Dunque è assolutamente importante costruire ponti di solidarietà fra coloro che lottano ogni giorno in Turchia contro la diffusa omotransfobia e il patriarcato.

Murat Cinar

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