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Fiom Piemonte, Valter Vergnano nuovo segretario generale

Prende il posto di Airaudo passato alla guida Cgil regionale

 © ANSA

(ANSA) – TORINO – La Fiom Piemonte opta per un ricambio interno e sceglie Valter Vergnano come nuovo segretario generale.

Prende il posto di Giorgio Airaudo che il 31 gennaio ha assunto le redini della Cgil Piemonte dopo vent’anni alla Fiom.

    Vergnano, ex operaio Comau, da due anni nella segreteria regionale della Fiom Piemonte, sarà eletto oggi dall’assemblea generale riunita in via Pedrotti, alla presenza della segretaria generale Francesca Re David.
 

Radio Poderosa intervista Valter Vergnano nuovo segretario generale della FIOM Piemonte.

Ascolta qui l’intervista di Vito D’Ambrosio e Stefano Alberione: Valter-Vergnano

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Radio Poderosa intervista Giorgio Airaudo, nuovo segretario generale della Cgil Piemonte.

Per l’intervista di Stefano Alberione CLICCA QUI: giorgio-airaudo-01.03.2022

(ansa)

Airaudo, segretario generale della Cgil Piemonte: “Basta morti sul lavoro”

Dal quotidiano La Stampa:

Giorgio Airaudo è il nuovo segretario generale della Cgil Piemonte. È stato eletto oggi dall’assemblea Generale del sindacato piemontese in sostituzione di Pier Massimo Pozzi, che va in pensione. I voti a favore sono stati 119, 43 i contrari, pari al 74% dei votanti.

Giorgio Airaudo ha 61 anni. Nel 2001 fu eletto segretario della Fiom provinciale torinese. Nel 2010 entra nella segreteria nazionale dell’organizzazione, nel 2013 viene eletto alla camera dei deputati. Nel settembre 2020 diventa segretario della Fiom Piemonte. «C’è una grossa domanda di sindacato – ha detto Airaudo – e c’è bisogno che i lavoratori e le lavoratrici pesino nella ricostruzione di un Piemonte giusto e solidale. Bisogna riconquistare una sanità pubblica accessibile a tutti, bisogna garantire l’assistenza alle persone non autosufficienti, facendo uscire dalla solitudine quella condizione e bisogna davvero impedire le morti del lavoro. Vogliamo sapere quante ispezioni fanno gli Spresal e l’Ispettorato del Lavoro ed infine non possiamo dimenticare che va contrastato il lavoro povero: la Cgil si aprirà per auto-organizzare i lavoratori più precari e inoltre abbiamo bisogno di risposte industriali che ci facciano uscire dai 15 anni di cassa integrazione a Mirafiori».

Il segretario generale Cgil, Maurizio Landini, che ha partecipato all’assemblea. Anche Landini ha parlato a lungo delle morti bianche: «Siamo di fronte a una strage, abbiamo una media di tre persone al giorno che muoiono sul lavoro, va potenziato il sistema dei controlli. Serve un coordinamento. Il tema di fondo è combattere la precarietà: la salute e la sicurezza non possono essere considerate un costo ma sono un investimento e un vincolo. Chiediamo che venga introdotto un sistema di patente a punti. Va fatta una legge che affronti il tema dell’appalto e del subappalto anche nel privato e non solo nel pubblico». Landini ha parlato anche del tema dell’alternanza scuola lavoro,«che a volte copre una forma mascherata di sfruttamento sul lavoro. La formazione deve diventare un diritto permanente, non solo mentre si studia»

Perché questo podcast si intitola così:

Ascolta qui: Il-vestito-di-Rossini-Paolo-Pietrangeli

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È l’ora della variante operaia: senza lavoratori non c’è vera ripresa. Appello per una grande mobilitazione il 22 aprile a Roma

Nazionale, 15/02/2022 14:00

Non ce ne frega niente se aumenta o meno il PIL e se la produzione industriale è in rialzo e tutti i bla bla bla di cui ci parlano ogni giorno sugli indici economici della nazione. Noi siamo operai e sappiamo che senza di noi non c’è produzione, né ricchezza, né servizi. Siamo noi che mandiamo avanti la baracca, senza di noi tutto si ferma. Per cui se parliamo di ripresa è dal lavoro che si deve partire.

Licenziamenti, bassi salari, precarietà, smantellamento dei servizi pubblici, contratti nazionali di lavoro al servizio degli interessi e del guadagno delle imprese, degli enti bilaterali, della sanità e pensioni integrative, sono le cose che noi operai dobbiamo combattere per migliorare le nostre condizioni di vita e di lavoro.

L’aumento del costo della vita, dai beni di consumo alle bollette ai carburanti, non è sostenibile senza importanti e automatici aumenti salariali e senza interventi dello stato per casa, scuola, pensioni, trasporti, sanità pubblici. 

E invece tutte le risorse per la ripresa vengono messe a disposizioni delle grandi imprese. A prescindere da quanti lavoratori assumono, dai contratti che utilizzano, dalla quantità di lavoro precario che producono, dall’attenzione che hanno per le misure di sicurezza. Le aziende delocalizzano, spostano i profitti sulle attività finanziarie, eludono il fisco ma continuano ad essere foraggiate. Inquinano e devastano le nostre terre. Chiudono impianti in attivo solo perché vogliono guadagnare di più, assumono a giornata, finanche a ora, pur di ricattare e speculare sul lavoro. Assumono al nero o al grigio e ti licenziano con un sms. Però dovremmo fare affidamento sulle imprese per la ripresa!

Basta con questo eterno ritornello sul valore delle imprese. I padroni sono interessati esclusivamente a far soldi e utilizzano il lavoro come arma di ricatto per aumentare lo sfruttamento. Bisogna ristabilire il senso vero delle cose e per farlo bisogna partire dalle condizioni in cui lavoriamo.

C’è un filo che lega la nostra vita di operai sia che lavoriamo in fabbrica o nei magazzini della logistica oppure nei porti o nei servizi, nel commercio o nelle campagne: è aumentato lo sfruttamento. Tengono bassi i salari e ci spremono fino all’osso senza più riguardo per orari, contratti e sicurezza. Per questo è ora di costruire un’azione comune e promuovere una mobilitazione che rimetta il lavoro al primo posto. La ripresa deve essere valutata sulla base di quanto lavoro buono, di qualità, ben retribuito viene realizzato.

Proponiamo l’organizzazione comune di una grande mobilitazione operaia a Roma per il prossimo 22 aprile che metta insieme le tante vertenze irrisolte e le mille voci inascoltate e punti ad invertire l’ordine delle priorità: prima il lavoro! E in quella data vogliamo costruire un grande sciopero di tutti quelli che producono e distribuiscono le merci in questo paese.

La ribellione degli studenti per gli omicidi di Lorenzo e Giuseppe e contro la pretesa di imporre la logica dell’impresa finanche nella scuola è la nostra stessa ribellione. Proponiamo di mobilitarci insieme, operai e studenti, a partire dalle condizioni di vita e di lavoro, ma non certo solo per noi ma per tutti. Per dare un segnale di riscossa a tutta la società.

Abbiamo una Piattaforma che vogliamo condividere con tutti quelli che si riconoscono nella stessa condizione e che sono stanchi di essere presi in giro. Essa è solo una base per la discussione, che rimane aperta, ma è soprattutto un invito alla lotta comune. I temi che qui riassumiamo in sintesi sono: basta con gli appalti, rialzo dei salari e delle pensioni e legge sul salario minimo, ritorno dello Stato in economia e nazionalizzazione dei settori strategici (Nuova IRI), riduzione dell’orario di lavoro, reato di omicidio sul lavoro e potenziamento degli istituti di controllo e tutela degli RLS, difesa del patrimonio pubblico (No al Decreto Concorrenza), stop al part time obbligatorio e ripristino del pagamento della quarantena.

Se non saremo noi operai a rimettere questi temi al centro della discussione, nessuno lo farà per noi. Hanno fatto in modo che il nostro punto di vista uscisse completamente di scena, come fossimo destinati ad estinguerci. E invece hanno continuato a spremerci spegnendo la nostra voce.

Senza di noi non ci può essere nessuna ripresa. Per uscire dalla crisi c’è bisogno della variante operaia.

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