LO STRILLO APRILE

25 APRILE: LE NOSTRE RADICI, IL NOSTRO DNA. LA PREZIOSA TESTIMONIANZA DI GASTONE COTTINO

STEFANO ALBERIONE INTERVISTA GASTONE COTTINO

ASCOLTA QUI: GASTONE-COTTINO-25-APRILE-2022

Rifondazione Comunista Torino - Intervista a Gastone Cottino sul 25 aprile  | Facebook
Gastone Cottino

Gastone Cottino

Gastone Cottino, 97 anni, partigiano, nome di battaglia “Lucio”, durante la guerra di Liberazione apparteneva ai gruppi dei Giovani Liberali. Professore ordinario di Giurisprudenza all’Università di Torino, è un accademico dei Lincei, infaticabile e lucido testimone della Resistenza

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Piccola carovana nei Balcani 12 aprile 2022

Sabina Talović (Pljevlja, Montenegro) racconta del lavoro di Bona Fide con i migranti in transito a Vesna Scepanovic

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L’intervento di Maurizio Acerbo

Per ascoltare Maurizio Acerbo clicca qui sotto:

https://www.facebook.com/watch/?v=1094131337831725&extid=CL-UNK-UNK-UNK-AN_GK0T-GK1C&ref=sharing

Rifondazione Comunista Torino fra i promotori della manifestazione contro il polo bellico aerospaziale (D.I.A.N.A.) di sabato 9 aprile a Torino. Presente al corteo il segretario nazionale Prc-Se Maurizio Acerbo.

Le foto del corteo

L’intervento di Maurizio Acerbo

D.I.A.N.A. è l’acronimo di Defence Innovation Accelerator for North Atlantic, ossia “Acceleratore di innovazione destinata alla Difesa per il Nord Atlantico”, il cui Ufficio Regionale per l’Europa dovrebbe aver sede presso la cosiddetta “Città dell’Aerospazio”, nell’area compresa fra corso Marche e corso Francia.
L’idea di questo progetto, che sta procedendo nel silenzio totale dei mezzi di informazione, è nata a Bruxelles nel giugno 2021, nell’ambito dell’”Agenda NATO 2030”. La candidatura di Torino a diventare sede della struttura è stata presentata il 20 gennaio scorso, in un vertice con le autorità militari, dal presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e dal sindaco di Torino Stefano Lo Russo.
Ad una Torino gravemente colpita da povertà e desertificazione produttiva, si prospetta quindi, dietro l’immagine evocativa del termine “aerospaziale”, uno sviluppo legato in realtà all’industria bellica degli armamenti. Lo scopo dichiarato è proprio quello di supportare la NATO nell’innovazione tecnologica, in sinergia fra Pubblico e Privato, coinvolgendo Industria, Difesa e mondo accademico.
È un’operazione assai rilevante, nel momento in cui si prevede la nascita di un Centro D.I.A.N.A. in Europa (a Torino!) e solo un altro, analogo, negli USA.
Principali promotori industriali dell’iniziativa sono Leonardo (azienda a partecipazione statale) e Avio Aero. Dal canto suo, il Politecnico di Torino ha già stipulato un accordo con Leonardo per realizzare una struttura il cui avvio dei lavori è previsto entro il 2022: continua, in questo modo, il coinvolgimento del Politecnico torinese in operazioni inaccettabili, come già avvenuto per la consulenza logistica anti-immigrazione nell’ambito del progetto Frontex.
I soggetti coinvolti, pubblici e privati, sono, oltre a Regione Piemonte e Comune di Torino, Politecnico e Università, Camera di Commercio, Unione Industriale, API, CIM 4.0, Distretto Aerospaziale del Piemonte, TNE.
La scelta di Torino non è casuale, poiché già oggi gran parte della produzione aerospaziale e bellica italiana ha sede in Piemonte (a Cameri, presso Novara, si producono ad esempio gli F35), con un giro di affari stimato in 5 miliardi di euro. La realizzazione del Polo rappresenterebbe un ulteriore salto qualitativo, coinvolgendo, oltre alle già citate Leonardo e Avio Aero, industrie come Collins Aerospace, Thales Alenia Space, Altec.
Questa è l’idea di sviluppo che il “Sistema Torino” ha elaborato per la Città: produzione di armi, cioè distruzione di vite umane, case, scuole, ospedali, città. Non a caso ciò avviene nel momento in cui le reciproche tensioni imperialistiche riportano (dopo il tragico precedente dell’ex Jugoslavia) la guerra anche in Europa.
E’ un’operazione che deve assolutamente essere sconfitta, per opporsi concretamente a una guerra che trova origine proprio nel grande mercato degli armamenti e per un diverso progetto di Città, orientato verso produzioni non inquinanti, utili per la popolazione e per la cura delle persone e del territorio. Occorre battersi, insieme ai lavoratori coinvolti, per progetti concreti di riconversione, per costruire un’alternativa alle produzioni di morte!

Lidia è con noi

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Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

(testata giornalistica. Direttore responsabile: Federico Pedrocchi)

Approfondimenti

    Rompiamo il silenzio sulla recente invasione turca del Kurdistan meridionale

“Fare del Mediterraneo uno degli spazi  creatori di un’umanità che vuole vivere insieme

 Convenzione dei Diritti nel Mediterraneo: clicca qui sotto su Leggi tutto

https://twitter.com/Anpinazionale/status/1510975133862842370/photo/1

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NESSUN PROFITTO SULLA PANDEMIA! APPELLO DI VITTORIO AGNOLETTO

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ATTENTI AI DRAGHI!

Draghi? No grazie

DRAGHI: ANCORA MILIARDI ALLE AZIENDE SENZA VINCOLI PER IL LAVORO E POLITICHE INDUSTRIALI

di Antonello Patta e Fausto Cristofari

Draghi oggi a Torino per la firma del cosiddetto Patto per la Città ha presentato come un grande investimento la destinazione di 8,7 miliardi per “aiutare le aziende del settore dell’automotive nella transizione ecologica aumentando la domanda e sostenendo l’offerta”.
Ma le risorse di cui parla Draghi, non solo sono piccola cosa rispetto a quelle investite in altri paesi europei, ma vengono erogate a pioggia ad aziende responsabili in gran parte della crisi che attraversa il settore che hanno scelto di sopravvivere senza investire in innovazione e ricerca e puntando sullo sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori; il risultato è che nell’automotive oggi sono a rischio molte aziende e decine di migliaia di posti di lavoro e negli stabilimenti Stellantis si va avanti a cassa integrazione e ridottissimo utilizzo degli impianti. In queste condizioni in un paese che oramai produce solo un quarto delle auto vendute c’è pure la beffa che i soldi andranno dritti dritti a “sostenere” imprese di altri paesi.
Servono investimenti pubblici e anche consistenti ma a patto che siano finalizzati ad una riconversione verso una mobilità alternativa, anche collettiva e pubblica che mentre riqualifica e rilancia il tessuto produttivo nazionale salvaguardi l’occupazione di qualità anche attraverso la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.
E questo non può avvenire lasciando scelte fondamentali del paese alle dinamiche spontanee di un capitalismo come quello italiano che ha prodotto il disastro in cui ci troviamo. Occorre che lo stato determini gli indirizzi e guidi anche direttamente i processi entrando subito, come avviene in Francia, nel capitale di Stellantis, da cui dipende la metà della produzione componentistica italiana; altrimenti continuerà inesorabilmente il processo che in pochi anni ci ha portato da secondo a settimo produttore d’auto in Europa.

PER IL VIDEO CLICCA QUI SOTTO:

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https://www.usb.it/leggi-notizia/follia-alla-prosus-lazienda-in-prefettura-minaccia-lincolumita-fisica-degli-scioperanti-usb-si-torna-alle-squadracce-fasciste-denunciamo-alla-magistratura-1947-1.html

Logo USB

Follia alla ProSus: l’azienda minaccia l’incolumità fisica degli scioperanti. USB: si torna alle squadracce fasciste, denunciamo alla magistratura

Cremona, 05/04/2022 

Minacce fisiche agli scioperanti. Questo è quanto ProSus e le appaltatrici Tre T e Dharma hanno promesso ai lavoratori in sciopero nell’impianto di Vescovato, durante l’incontro di oggi pomeriggio alla Prefettura di Cremona.

Non abbiamo niente da darvi e da domani non garantiamo l’incolumità fisica degli scioperanti, hanno detto in buona sostanza i rappresentanti padronali alla delegazione USB.

Con questo si è toccato il punto più basso dei rapporti sindacali negli ultimi decenni. Arrivare a minacciare conseguenze fisiche prefigurando e anzi augurandosi la reazione violenta di chi non è interessato allo sciopero, è degno delle squadracce fasciste di Italo Balbo, scatenate contro i lavoratori prima della Marcia su Roma.

USB denuncia con forza il comportamento dell’azienda e dei suoi appaltatori, ed è pronta a rivolgersi alla magistratura affinché accerti i risvolti penali e civili della vicenda.

USB condanna il tentativo di ProSus di scatenare una guerra tra poveri, mettendo i lavoratori uno contro l’altro. Questa mattina, infatti, l’azienda ha operato un improvviso atto di generosità rispetto alle sue storiche totali chiusure, promettendo 800 euro una tantum ai propri dipendenti per tenerli buoni. Considerando che negli ultimi accordi erano stati fissati il premio di produzione, 200 euro di buoni benzina e il buono pasto, risulta evidente il tentativo di ProSus di dividere i lavoratori. L’oscena proposta è stata fortunatamente rifiutata da buona parte dei dipendenti diretti.

USB torna a chiedere con forza la fine dell’applicazione della cassa integrazione ai dipendenti dell’appalto per sostituirli con i somministrati, la riammissione al lavoro dei dipendenti sospesi, la garanzia occupazionale e l’applicazione del contratto di settore – l’alimentare – anziché il contratto multiservizi.

I fatti di oggi aggiungono motivazioni alla mobilitazione operaia del 22 aprile e alla manifestazione di Roma.

La lotta continua.

#schiavimai

Unione Sindacale di Base – Logistica

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Unione Sindacale di Base: Follia alla ProSus: l’azienda minaccia l’incolumità fisica degli scioperanti. USB: si torna alle squadracce fasciste, denunciamo alla magistratura

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DA VEDERE, PURTROPPO

L’INIZIO DELLA FINE DELLE ARMI NUCLEARI

Dettagli tecnici

Anno di produzione: 2019
Durata: 56′
Formato: HD
Schermo: 16/9
Colore: COLORE
Genere: DOCUMENTARIO
Luogo delle riprese: SPAGNA, USA, CANADA, PAESI BASSI, SVIZZERA
Versione originale: SPAGNOLO E INGLESE
Narrazione: Spagnolo, Inglese, Italiano, Portoghese, Greco, Tedesco, Giapponese, Francese, Ceco e Svedese. (Russo e Arabo in corso)
Sottotitoli: Spagnolo, Inglese, Italiano, Portoghese, Greco, Tedesco, Giapponese, Francese, Ceco e Svedese. (Russo, Catalano e Arabo in corso)

Il 7 luglio 2017, 122 Paesi hanno votato a favore del Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari. A favore sono stati i Paesi che non hanno armi nucleari ma vivono sotto la loro minaccia. I governi delle maggiori potenze nucleari non hanno votato, eppure il divieto è andato avanti. Stava succedendo qualcosa di nuovo.

Questo documentario, diretto da Alvaro Orus, tratta degli sforzi per incorporare nel diritto internazionale un trattato di proibizione delle armi nucleari, e il ruolo della Campagna Internazionale per l’Abolizione delle Armi Nucleari, ICAN, è raccontato attraverso le voci di importanti attivisti di varie organizzazioni e paesi e del presidente della conferenza di negoziazione.

Conduce lo spettatore attraverso una breve storia della bomba e dell’attivismo antinucleare. Si passa poi a considerare l’iniziativa umanitaria che ha sfidato con successo la narrazione dominante in materia di sicurezza e le misure storiche adottate dal 2010 per rendere il trattato una realtà. Infine, il film mostra cosa può fare ognuno per appoggiare l’entrata in vigore del trattato e condanna le armi nucleari affinché siano finalmente sradicate.

CATALOGO DEI DOCUMENTARI

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