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Piccola carovana nei Balcani 12 aprile 2022

Sabina Talović (Pljevlja, Montenegro) racconta del lavoro di Bona Fide con i migranti in transito a Vesna Scepanovic

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PANAFRICANDO E NON SOLO

OTU/OTU’ 1+1=1 – Guerra in Ucraina: la situazione degli stranieri 

LE INTERVISTE DI ENNIO AVANZI PER RADIO PODEROSA: Presentazione-OTU-OTU-111-def

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L’ARTICOLO DI GIORGIO MANCUSO – SITO PRESSENZA:

(Foto di Fabrizio Maffioletti)

L’associazione Panafricando ha organizzato ieri un evento dal titolo OTU/OTU’ 1+1=1 – Guerra in Ucraina: la situazione degli stranieri presso l’associazione culturale “La Poderosa”: all’evento hanno aderito i rappresentanti di quindici comunità torinesi (Cina, Cuba, Perù, Bangladesh, Afghanistan, Sudan, Gambia, Costa D’Avorio, Marocco, Guinea, Eritrea, Etiopia, Camerun, Egitto, Tunisia) con interventi in remoto da Roma, Milano, Napoli, Treviso, Parma e Cuneo

Lo scopo dell’incontro era quello di porre l’accento su di un dramma nel dramma del conflitto Ucraino ovvero l’impossibilità per molti cittadini stranieri in generale ed africani in particolare di uscire dall’Ucraina, questo perché da un lato viene impedito a questi profughi di lasciare il paese dalle autorità ucraine, dall’altro i paesi accoglienti tendono ad accogliere soltanto cittadini ucraini; la solidarietà europea ha scordato di gestire gli stranieri (studenti, lavoratori, intere famiglie ecc) che vivevano in Ucraina allo scoppio del conflitto; i cittadini ucraini sono tutelati dalla direttiva UE 55 del 2001, direttiva che non è stata mai applicata per i profughi generati dai conflitti precedenti.

Una serie di testimonianze dirette hanno certificato la disparità di trattamento tra i rifugiati ucraini e quelli stranieri con un particolare aggravamento della situazione per quelli di origine africana.

Soltanto un’intensa attività di consolati ed ambasciate ha consentito ai cittadini del Marocco una più facile uscita dal paese.

I partecipanti hanno lamentato l’assenza assoluta di questa tematica dai resoconti dei giornalisti inviati in Ucraina, che pure non possono non vedere l’accumularsi di profughi di colore che non riescono ad uscire dal paese.

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